Il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che interviene in materia di imputabilità del minore.
Giorgia Meloni ha dichiarato “chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni, anche quando è minorenne”. Certo che sì. Peccato che sia già così. Questa manovra “politica” cavalca il disappunto collettivo circa l’incremento degli episodi di criminalità minorile, ma non sposta nulla soglia d’età a partire dalla quale un minore risponde davanti alla legge dei propri comportamenti.
Art. 98 co. 1 c.p. (Minore degli anni diciotto): “È imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i quattordici anni, ma non ancora i diciotto, se aveva capacità d’intendere e di volere; ma la pena è diminuita.” Questa è la formulazione attuale. Il decreto-legge aggiunge “Nei casi di cui al primo periodo la capacità di intendere e di volere del minore si presume fino a prova contraria”. Si interviene sull’onere della prova circa la capacità del minore di capire e comprendere la gravità dei fatti commessi, la c.d. personalità dei minori, per i quali oggi la capacità di intendere e volere è da accertare.
Si dà per certo, così come accade nel sistema della giustizia a carico degli adulti, che i minori siano imputabili e spetterà loro (ai loro difensori) fornire la prova del contrario. La giustizia minorile in Italia funziona. E funziona perché i singoli soggetti che delinquono hanno un’attenzione particolare che richiede la verifica “caso per caso” della loro maturità psicologica. Questa “maturità” a quattordici anni non può darsi per scontata. La strategia propagandistica ha fatto sì che questo testo, che naturalmente dovrà essere trasmesso alle Camere, per l’avvio dell’iter parlamentare, veicoli già tra l’opinione pubblica come “d.d.l. anti-maranza”, collegandolo al dibattito pubblico sulle baby gang. Facciamo chiarezza. Non c’è nessun collegamento, né inasprimento delle pene nei confronti dei “maranza” e delle “baby gang”. Assolutamente nulla.
Siamo indignati per gli episodi di cronaca che riguardano ragazzi giovanissimi che sempre più spesso sono coinvolti in episodi di violenza? Si. Lo siamo tutti, indifferentemente dall’appartenenza politica di ciascuno. Siamo preoccupati, in quanto genitori, che i nostri figli possano essere vittime di questi episodi. Naturalmente. Preoccupiamoci anche se i nostri figli, malauguratamente si trovino nel posto sbagliato nel momento sbagliato, con la compagnia sbagliata e debbano difendersi da un’accusa che abbia risvolti penali. Ma quello che questo decreto legge maschera di più è l’incapacità di questo Governo di affrontare il tema della Prevenzione. Reprimere non è l’unico strumento e dovrebbe essere l’extrema ratio in una società civile, che non deve dare per scontata la delinquenza giovanile, come se fosse la normalità, qualcosa da digerire e da cui difendersi. La violenza non dovrebbe essere la scelta per ragazzi così giovani, neppure per quelli il cui contesto sociale di appartenenza di opzioni non ne offra abbastanza.
E’ la società che ha il compito di garantire a tutti i ragazzi di vivere in un contesto di opportunità, in cui delinquere è degradante e denigrante, qualcosa da cui prendere le distanze, non da avallare, inseguire, assumere come modello. La prevenzione, però, impone una grande riflessione e una grande responsabilità, soprattutto domandarsi che modelli da seguire stiamo fornendo loro. Quanto noi adulti ci impegniamo nel prendere le distanze da linguaggi d’odio e che minacciano l’incolumità altrui? I meme di certi Generali della politica, anche solo attraverso riferimenti visivi e storici, percorrono esattamente la strada opposta. Ma non ci indigna più di tanto. Chi guarda negli occhi un minore che delinque sa distinguere lo sguardo di un “presunto” futuro “delinquente” da quello di ha commesso uno sbaglio che probabilmente lo rimetterà sulla giusta strada, ma sia all’uno che all’altro, la giustizia penale minorile sa individuare un percorso e offrire la possibilità di riparare il danno commesso agli altri, alla comunità e a se stesso. L’Italia registra tassi di criminalità minorile tra i più bassi d’Europa. Questo dato ci può confortare, ma non ci deve fermare dall’abbassare ancora di più la percentuale dei ragazzi che vengono a contatto con la giustizia.
Gli IPM (prima per i più sconosciuti) sono diventati noti per via di serie televisive. Lo sapete che molti film e serie televisive che toccano temi forti e delicati e raccontano e interpretano la violenza sarebbero vietati (per così) dire ai minori di sedici anni? E quanti contenuti online e sui social inadeguati concediamo a chi una coscienza critica ancora in fieri e che si acquisisce attraverso un percorso evolutivo, come tale non improvviso, ma graduale? Quanto scritto non deve convincere nessuno sull’efficacia della proposta di questo decreto legge, con cui alla fine faranno i conti i giuristi nelle aule di giustizia e i diretti interessati. E non credo che sarà efficace dal punto di vista della deterrenza.E’, però, certamente una misura che graverà sulle famiglie, che vengono investite in toto quando un minore sbaglia. E perchè non assumersi qualche responsabilità in più prima che i fatti accadano, anziché pensare che qualcosa nei Tribunali per i Minorenni debba cambiare. Perché chi si occupa di giustizia minorile questo lo sa bene.
